La nostra visione

Il karate è un’antica disciplina per il corpo e per la mente e non può che essere finalizzata al benessere dei praticanti. L’obiettivo al quale tendiamo è aiutare gli allievi ad esprimere se stessi attraverso il karate, in modo che possano ritrovare l’armonia tra corpo e mente, un equilibrio che è spesso disturbato dai problemi e dalle preoccupazioni quotidiane.

Educare attraverso il karate significa per noi aiutare i ragazzi nella loro crescita, creando un ambiente sano dove possano accrescere la loro sicurezza e la loro fiducia in se stessi attraverso la pratica dell’arte marziale.

La nostra palestra accoglie tutti coloro che vogliano intraprendere questo percorso insieme a noi, dai 6 ai 120 anni, con corsi differenziati in base all’età e al livello tecnico.

Affrontare le sfide nello spirito del karate

Kara-te-do (空手道) significa “via 道 della mano 手 vuota 空”. Questo non ha solo il significato di un combattimento che non si serve di armi, ma contiene anche un significato filosofico: per affrontare un problema, una sfida o un combattimento, la nostra mente, come la mano, deve essere sgombra, libera dai pensieri.

Una pre-occupazione è qualcosa che occupa la nostra mente (che la tiene impegnata) prima che una situazione difficile da affrontare si presenti. Questo tipo di pensiero ci indebolisce e non ci permette di arrivare al “combattimento” al meglio delle nostre possibilità.

Il karate non risolve magicamente la situazione critica che dovremo affrontare (sia esso un esame, un colloquio importante o un disagio famigliare), ma ci fornisce gli strumenti per dare il meglio di noi stessi al fine di superarla.

Foto di gruppo
I nostri ragazzi mentre fanno una dimostrazione in Piazza San Pietro davanti a 60mila spettatori

Una lezione di karate

Ogni lezione inizia con il saluto. Il saluto è il momento in cui smettiamo di occuparci dei nostri problemi e liberiamo la mente. I nostri problemi rimarranno fuori dalla palestra (e anche da noi) per tutta la durata della lezione. Alla fine della lezione, con il saluto finale, sarà possibile riprenderseli e rivalutarli per quello che sono, ma con la mente sgombra.

L’esercizio fisico è fondamentale per mantenere il giusto equilibrio tra corpo e mente, infatti, come già gli antichi romani insegnavano: “Mens Sana in Corpore Sano” (La mente è sana in un corpo sano). A livello neurologico un buon allenamento genera nel nostro corpo un rilascio di endorfine, ovvero dei particolari neurotrasmettitori prodotti dal cervello che ci fanno sentire rilassati e di buon umore. Oltre ad aumentare quindi le nostre qualità fisiche, come forza, velocità e coordinazione, un buon allenamento di karate ci fa scaricare le tensioni della giornata e ci fa sentire bene.

Dopo il saluto, una lezione di karate si compone di due parti:

  • La prima parte è dedicata al riscaldamento e al training sia fisico (in termini di capacità motorie, condizionali e coordinative) che mentale (in termini di attenzione, strategia e tattica). Questa parte della lezione è molto diversa se paragoniamo un lavoro fatto con i bambini a uno con gli adulti. È infatti necessario differenziare l’attività in base alle esigenze delle diverse età dei praticanti. In particolare, ai bambini tutti gli esercizi motori sono presentati sotto forma di gioco, poiché non deve mai essere imposto uno stress muscolare elevato o esercizi ripetitivi. Una preparazione atletica più esigente è invece richiesta agli adulti, in quanto un buon karateka deve essere anche un buon atleta.
  • La seconda parte è dedicata allo studio della tecnica. Qui si praticano “il kihon”, “il kata” e “il kumite”, che sono rispettivamente “i fondamentali”, “le forme” e “il combattimento”. Il karate non insegna la violenza, non è finalizzato alla rissa. Il messaggio che vogliamo trasmettere è invece l’incontro con l’altro. Anche nel confronto fisico agonistico (confronto, non scontro) è obiettivo del karateka difendere e attaccare per misurarsi con gli avversari, ma mai per offendere. Questo concetto è evidenziato anche dai kata, il cui inizio avviene sempre con una parata (tecnica difensiva) e solo poi si passa al contrattacco.

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